San Gregorio Matese: Il Dialetto Sarrocco

11 ottobre 2011

Il Dialetto Sarrocco

Dialetto di San Gregorio Matese
I sò
Tu sì
Issu è
Nua semmo
Vua sete
Issi sonno

I tengo
Tu tini
Issu tè
Nua tenemmo
Vua tenete
Issi tenno

Già dalla coniugazione degli ausiliari è divertente scoprire il particolare dialetto parlato a San Gregorio Matese, soprattutto se si pensa all’ausiliare “avere” che si trasforma nel verbo “tenere”. I soggetti invece, si distinguono decisamente dalle forme dialettali dei paesi limitrofi, per l’utilizzo della vocale “u” (issu, nua, vua). Se non si è originari del posto, una parlata simile suscita senza dubbio grande stupore!

Ricordo che, qualche tempo fa, venne ad abitare a San Gregorio una giovane donna inglese di nome Jahanna la quale, parlando con mia zia, chiese come mai in paese ci fosse l’abitudine di prolungare il “si” e il “no”. Mentre in inglese, per dire “yes” si è soliti dire anche “ye” o “ya”, nel dialetto di San Gregorio al contrario si dice “sìne” e “nòne” per dire “si” e “no”. :D :D

Altrettanto insoliti sono gli articoli determinativi e indeterminativi: 

il – lo – la – i – gli – le
che diventano
ri – lo/ru – la – ri – ri – le

così come:

un – uno – una
diventano
nu – nu – na.

Se nel primo caso la “L” viene sostituita il più delle volte dalla “R”, nel secondo caso gli articoli indeterminativi vengono abbreviati e invertiti (“un” diventa “nu”).

Analizziamo ora alcuni complementi di stato in luogo come:

dentro – fuori – su/sopra – sotto
che diventano
rendo – fore – ngoppa – sotta

una frase del tipo: “la chiave è sul tavolo” diventa in dialetto sarrocco “la chiave sta ngoppa a ru tavulinu” anche se nel dialetto più antico, la parola “chiave” si traduceva con “ciave”.

In effetti, anticamente, le parole inizianti con “ch” perdevano la “h” come ad esempio:

ciove”, oggi diventato “chiove”, per tradurre il termine “piove”;
          es. Fore chiove (Fuori piove)
ciagnute”, oggi diventato “chiagnute”, per tradurre il termine “pianti”;
          es. Quante chiagnute che m’aggio fatte! (quanto ho pianto!)
ciacciare”, oggi utilizzato nella forma italiana “chiacchiere”;
          es. Quanta ciacciare! (quante chiacchiere!)
ciovo”, oggi diventato chiovo”, per tradurre il termine “chiodo”;
          es. Passame nu chiovo (Passami un chiodo), ma anche “Sì proprio nu chiovo” per indicare una persona troppo insistente.

Il dialetto di San Gregorio fa invece più economia se si tratta di anteporre il pronome possessivo a un soggetto: 

tuo padre >> patitu
tua madre >> mammeta
tua figlia >> figlieta
tuo zio >> zietu
tua nonna >> nonneta
ecc. ecc.

Se invece si tratta di un oggetto la regola non funziona:

il tuo libro >> ru libbro tovo
la tua borsa >> la borza toa (o tova)
ecc. ecc.

Altrettanto entusiasmante è invece l’analisi dei termini alimentari:
lo pà >> il pane
      es. vaco accattà lo pà (vado a comprare il pane)
      notasi però che l’articolo “lo” diventa “ru” se si dice:
      vaco accattà ru paneglio re pà (vado a comprare una pagnotta).
Ru pretusinu >> Il prezzemolo
La basanicola >> il basilico
Ri purtuagli >> le arance
Ri paparuri >> i peperoni
ecc, ecc.

Anche la preposizione “da” viene spesso tradotta con “ra”:

es. isci ra coppa (passa da sopra)
oppure
isci ra sotta (passa da sotto).

Tra i termini che meritano di essere ancora menzionati vi sono:
ru ulìu >> la voglia
ru causittinu >> il calzino
ru riutone >> l’alluce o il pollice
la sparra o la mappina >> lo strofinaccio
ru rilorgio >> l’orologio
ru maccaturu >> il fazzoletto

…e tantissimi altri per i quali lascio ai miei compaesani il piacere di riportarli.


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