San Gregorio Matese: La Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie a San Gregorio Matese: quella significativa Chiesa-Edificio contraddistinta dal più grande dei valori Cristiani: l’Umiltà

18 giugno 2011

La Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie a San Gregorio Matese: quella significativa Chiesa-Edificio contraddistinta dal più grande dei valori Cristiani: l’Umiltà

Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie a San Gregorio Matese

Il progetto della Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie è eseguito dall’architetto Sirio Giametta di Napoli, ed è approvato dalla Commissione Pontificia d’Arte Sacra in Italia (Roma) nel 1961. Il terreno per l’edificazione viene acquistato nel 1964 e l’anno successivo arrivano i finanziamenti. I lavori iniziano sotto la guida dell’ingegnere Corrado Laurenza il quale si occupa anche della progettazione del campanile. L’architetto Mario Cancellara si occupa invece del progetto di completamento, di adeguamento e di alcune modifiche architettoniche, oltre che della casa canonica adiacente. Il progetto della scuola materna e della casa delle suore è affidato inoltre all’ingegnere Gaetano Morace. L’altorilievo e tutte le decorazioni interne sono eseguite dal professore Vittorio Tirrito.

Questa la squadra di “operai” che nel 1965 dà inizio ai lavori della nuova casa di Dio a San Gregorio Matese. Questi gli attenti esecutori di un progetto voluto dall’allora parroco reggente Mons. Marcello Caravella, rispettoso della nuova riforma liturgica sancita dal Concilio Vaticano II (1962 – 1965).

È proprio sulle medesime costituzioni, dichiarazioni e decreti che si basa l’edificazione della Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie, la quale propone una visione innovativa di chiesa intesa come comunità di fedeli riunita in assemblea. Viene superata pertanto l’idea di chiesa gerarchica, autoritaria e giuridica di un tempo.

Mons. Marcello Caravella, fortemente interessato alla riforma liturgica e lungimirante di indole, con l’edificazione della nuova Chiesa, ha rispettato attentamente le riflessioni del Vaticano II, soprattutto in ciò che concerne le antiche separazioni tra laici e clero, eliminando le barriere sociali tra queste due entità. La Chiesa nuova infatti, viene edificata offrendo il medesimo spazio al sacerdote e ai partecipanti. Gli uni e gli altri sono differenti per ruoli ma uguali agli occhi di Dio, senza differenze gerarchiche. Ecco perché non c’è una balaustra a delimitare lo spazio riservato al clero, né tantomeno un altare imponente che voglia “sottomettere” i fedeli. Nell’idea originaria inoltre, non c’era neanche il trono, perché l’idea del parroco era quella di costituire un’assemblea di fedeli all’interno della quale, colui che presiede le funzioni religiose, è lì per servire e non per essere servito (fonte Archipresbibyterialis Ecclesia S. Mariae Gratiarum S. Gregorii di Domenico Loffreda, pg. 109).

Quella che per la sua modernità è stata spesso definita “Chiesa-Edificio” è formata da pietre vive, ha pareti con mattoni in cotto e vetrate istoriate che raffigurano immagini della vita di Gesù e dei Santi. Al centro, nella parete absidale, domina Gesù crocifisso. I posti riservati all’assemblea sono tutti uguali e distribuiti in maniera omogenea, al fine di poter dare a tutti, in egual modo, la stessa visione della mensa di Dio. Nulla suggeriva quindi distinzione di classe, sull’altare così come tra i fedeli. Lo spazio riservato al coro inoltre è bene in vista perché deve sostenere l’assemblea nel canto e creare quindi coesione.

Il semplice altare si distacca lievemente dai fedeli con soli due gradini. Alle sue spalle si erge una scultura ricca di significato che certamente attira l’attenzione di colui che per la prima volta (e non solo) si reca in preghiera nella Chiesa Nuova a San Gregorio Matese. È Gesù sulla via di Emmaus (Lc 24, 13-35), subito dopo essere apparso a Cleopa e al suo compagno di viaggio. La scena, estesa frontalmente e su base pentagonale, vede il Cristo al centro che spezza il pane, seguito da un popolo numeroso. Le persone raffigurate richiamano fortemente quelle presenti negli affreschi della Chiesa di San Gregorio Magno nei pressi del Lago Matese. Ancora una volta scene di vita reale che riportano la presenza di un padre con un bambino, di un astronauta, di un anziano, di un malato. La scultura, pur essendo monocolore, esprime con profondità il cammino umano del popolo che si offre a Dio. A dominare il tutto, la Crocifissione.

Sulla sinistra dell’altare (guardando dall’ingresso) si trova l’ambone, il luogo in cui viene annunciata la parola di Dio e l’omelia; sulla sinistra il tabernacolo, anch’esso in forma del tutto insolita. Trattasi infatti di un cesto di vimini ricolmo di pani, completamente realizzato in bronzo fuso a cera persa. Quest’ultimo elemento è collocato a vista, un ulteriore punto di innovazione della riforma liturgica. Se un tempo il tabernacolo si trovava infatti sempre sull’altare maggiore, esso è ora più vicino ai fedeli ed è contenuto in un significativo ma semplice cesto di pane. Come sulle nostre tavole il pane è al centro del tavolo, anche in Chiesa esso si trova vicino alla mensa dei fedeli per essere distribuito e mangiato. Nelle immediate vicinanze del pane si trovano gli essenziali elementi cristiani: l’acqua per il battesimo, l’olio del Sacro Crisma, il cero Pasquale e l’olio sacro per gli infermi.

Mons. Marcello Caravella, con l’edificazione della Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie, nel rispetto della riforma attuata dal Vaticano II, ha dato vita alla più grande opera religiosa sul territorio del Matese. Una casa di Dio semplice, accogliente e confortevole, uno dei pochi luoghi della nostra comunità in cui tutti sono uguali dinanzi agli occhi di Dio. Egli ha visto evolvere la nostra comunità sin dagli anni ’60. Il suo intento era quello di dare vita a una grande famiglia, a una grande comunità contraddistinta dal più grande dei valori umani… l’umiltà. Con la speranza che questo possa essere preservato nel tempo.


Ogni volta che torno a far visita a Don Marcello, ricevo sempre un valore aggiunto. Questo testo è il più significativo esempio di ciò che Don Marcello avrebbe voluto raccontarmi a parole ma che inconsciamente mi ha raccontato con lo sguardo.

2 commenti:

  1. Molto interessante questo articolo, Don Marcello Caravella è una risorsa notevole per San Gregorio. Ha fatto tantissimo e attraverso il suo obiettivo è passata tutta la storia del nostro paese. Bisognerebbe convincerlo a pubblicare tutto quel materiale fotografico che ha raccolto in tanti anni, anche perchè, molti volti non li conosce più nessuno e lui che era dall'altra parte della macchina fotografica è il solo a poterlo fare. Antonio Ciampriello

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  2. anche se,con non poche critiche,Don Marcello ha fatto tanto per la comunita'di San Gregorio...chiese,asilo,ricezioni sportive,materiale fotografico ,materiale cartaceo,prima squadra di calcio,gruppo folkloristico, una piccola biblioteca e tanto altro ancora,...spetta ai posteri preservare ma sopratutto migliorare cio'che ha lasciato in eredita'a ogni cittadino.L'asilo, per esempio,era,ed e' una delle poche create nella provincia di Caserta che rispecchia i canoni del metodo Montessori...Grazie Silvana che ci rinfreschi le idee su certe cose che spessso passano inosservate o peggio ancora dovute...

    TIZIANA AURECCHIA

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