San Gregorio Matese: febbraio 2011

13 febbraio 2011

Cappella di Santa Croce a San Gregorio Matese

La Cappella di Santa Croce è situata in località Nocendole (Nocennole nel dialetto locale), a San Gregorio Matese e si presenta come un luogo di preghiera circondato dalla natura verdeggiante tipica del Matese. Le sue origini risalgono presumibilmente al 1709; purtroppo la mancanza di fonti attendibili non può definire con certezza l'epoca della sua prima edificazione.

La cappella di Santa Croce come la conosciamo oggi è ben diversa dalla sua primaria costruzione. Rinnovata e ampliata nel 1966, essa ha subito infatti interventi di ristrutturazione interni ed esterni che ne hanno modificato impropriamente l'aspetto originario.

Proprio durante questi lavori è stato possibile risalire alla data del 1709 che seppur poco certa, offre comunque un qualche indizio sulla presenza dell'antica cappella sin dai primi anni del XVIII secolo. Testimone di tale epoca è infatti un'epigrafe posta sotto il secondo gradino dell'antica scalinata che, in seguito alle modifiche strutturali della cappella, fu spostata è usata come davanzale della finestra immediatamente a destra dell'attuale ingresso.

Antica Cappella di Santa Croce a San Gregorio Matese
Parlando della Cappella di Santa Croce, non si può non mensionare un importante episodio di cui questo luogo sacro fu testimone. In seguito a lavori di rimboschimento avviati nel 1937, furono rinvenuti nella stessa zona alcuni resti di ossa facenti parte di una vasta Necropoli Sannitica datata 326-305 a.C.. In effetti la presenza di antiche tombe nel sottosuolo non era una novità per gli abitanti del posto. Già nei primi anni del 1900, all'epoca in cui inizarono i lavori per la costruzione dell'odierna Strata Provinciale 331-II, furono rinvenute alcune ossa e oggetti antichi. La non curanza dell'epoca continuò a farsi strada indisturbata anche in seguito all'ampliamento dell'intero agglomerato urbano di San Gregorio Matese. Al giorno d'oggi si può dire infatti che il comune, con il suo centro abitato, occupa quasi completamente quel territorio nel cui sottosuolo sono presenti resti umani di origine antichissima.

La Cappella di Santa Croce fino alla fine del 1900 era il luogo scelto per la celebrazione dei matrimoni. Numerose sono le foto antiche esposte sugli odierni comò delle camere da letto in cui è possibile ammirare una coppia di sposi alle cui spalle si erge inconfondibile la cappella di Santa Croce. Oggi, sebbene questa non venga quasi più utilizzata per la celebrazione di eventi nuziali, rappresenta il punto di arrivo della processione del Venerdì Santo.

Tra i giovani di oggi inoltre la Santa Croce ha assunto persino un significato totalmente distaccato da ciò che può avere a che fare con la religione cristiana. "Stanno a la Santa Croce" o "Li hanno trovati a la Santa Croce" indica una coppia appartatasi in intimità nei pressi della cappella.



Fonti:
"Edifici religiosi diffusi nel Parco Regionale del Matese: linee guida per il recupero" di Assunta Caso
"Sannio Pentro Alifano" di Domenico Loffreda

Foto:
Assunta Caso





05 febbraio 2011

La Pizzica a San Gregorio Matese: Ballo Popolare originario del Salento

Sebbene la pizzica sia una danza popolare originaria del Salento (Puglia), negli ultimi tempi essa si è molto diffusa anche nel Cilento e, in particolar modo in quei  piccoli comprensori dell’entroterra campano che mai si sono riconosciuti completamente in altre tarantelle dell’Italia meridionale.

La diffusione della pizzica a San Gregorio Matese è contemporanea alla nascita della manifestazione estiva “Le Notti dei Briganti” (ricorrenza annuale nel mese di Agosto), che certamente ha visto giungere nel piccolo paese montano numerosi gruppi musicali provenienti dal Salento.

La pizzica (detta anche pizzica pizzica) è una forma di tarantella che si addice perfettamente all’evento estivo de “Le Notti dei Briganti”, così come alle altre serate del MatesEstate dedicate alla musica popolare.

Le sue origini sono riconducibili alla fine del 1700, quando la nobiltà di Taranto organizzò una festa per celebrare l’arrivo in città del Re Ferdinando IV di Borbone. Di lì a poco la pizzica, in effetti, si diffuse con una più precisa connotazione, strettamente connessa a pratiche terapeutiche. Difatti, quella più propriamente denominata Pizzica Tarantata (o Taranta), serviva, secondo credenze locali, a curare le persone morse da tarantole e scorpioni. Strumenti musicali quali tamburello e violino, ideali a suonare musiche ritmiche e melodiche, servivano proprio a limitare l’effetto del veleno.

Tale usanza, nelle epoche successive, fu motivo di scherno e vergogna per la gente del posto che evitava di rendere note le antiche credenze tramandatesi nel tempo. Fu così che la pizzica, in tutte le sue forme, conobbe un periodo di lungo silenzio.

Negli ultimi tempi la pizzica ha potuto conoscere un nuovo periodo di diffusione che dal Salento ha invaso buona parte del Cilento, interessando quasi completamente l’intero territorio dell’Italia Meridionale. Meno diffusa è invece la pizzica tarantanta, sopravvissuta solo nel Salento grazie alla manifestazione de La Notte della Taranta (ricorrenza annuale nel mese di Agosto).

Nota per essere una danza semplice, libera, senza essere ostacolata da troppe regole, la pizzica è solitamente ballata in coppia, composta da persone anche dello stesso sesso. Sebbene sia molto più probabile assistere al ballo di coppia formato da due donne, non è raro trovare due uomini che danzano al ritmo della pizzica, uno dei quali solitamente si distingue per il suo intento di imitare movimenti femminili. La pizzica non è pertanto una danza di corteggiamento. Essa può essere praticata anche da persone unite da uno stretto vincolo di parentela.

Questo tipo di danza, così come lo conosciamo oggi, è stato più volte definito Neo-pizzica, per i suoi movimenti moderni strettamente connessi alla vita odierna. Tra gli strumenti adoperati nelle epoche passate sono da annoverare la zampogna, il violino, il mandolino e il tamburello (largamente usato ancora oggi). Di più moderna introduzione vi sono invece l’organetto e la fisarmonica oltre a chitarre e strumenti a fiato.

I ritmi melodici della pizzica, hanno più volte creato una piacevole atmosfera di festa a San Gregorio Matese la cui popolazione, ancora una volta, non ha esitato ad apprezzare e fare proprie tradizioni nate oltre i confini regionali. L’apertura a nuove forme di intrattenimento perfettamente si addice alla necessità di una più cospicua espansione culturale.