San Gregorio Matese: 2011

01 novembre 2011

Il Matese e i Prodotti della Terra

Limitarsi a descrivere il Matese dal punto di vista paesaggistico non è sufficiente a soddisfare la “voglia di conoscere” del viaggiatore più astuto, né tanto meno può saziare l’animo di chi del Matese ne sente fortemente la mancanza. Ecco perché, rileggendo il testo scritto qualche tempo fa (“Il Matese e la sua varietà di paesaggio”), ho capito di non aver fatto abbastanza e di non aver riservato a questo territorio la meritata attenzione. Oggi pertanto, dedico al Matese un nuovo testo, per parlare dei suoi frutti, quelli che per tanti anni hanno costituito la base dell’economia locale e che oggi, aimè, vanno via via scomparendo.

Bovini del Matese
Le antiche famiglie del Matese, solo fino a pochi anni fa, basavano la loro economia sull’allevamento e l’agricoltura. Due fonti di reddito non irrilevanti che, oltre a sfamare famiglie numerose, rappresentavano una reale fonte di guadagno per la popolazione locale. Esclusi i tempi più antichi (1° e 2° Conflitto Mondiale), quando in realtà il territorio del Matese era segnato da analfabetismo e povertà, il lavoro dei campi e la produzione casearia erano i principali impieghi per gli abitanti del posto, nonché la primaria fonte di sostentamento. Erano soprattutto le famiglie di San Gregorio Matese (ma anche dei paesi limitrofi, quali Castello e Piedimonte) ad essere particolarmente dedite a questo tipo di attività. Ancora oggi si crede erroneamente che i sarrocchi siano tutti pecorari. Magari fosse così! Non avremmo di che lamentarci. Purtroppo, con il diffondersi della società moderna, sia la pastorizia che l’agricoltura hanno subìto un duro colpo, tanto che, solo pochi allevatori hanno potuto tramandare questo tipo di attività fino ai giorni nostri.

Ovini del Matese
Era in primo luogo l’allevamento a favorire la maggior percentuale di introito economico. Ovini e bovini, ma anche suini ed equini consentivano una ricca produzione di carni e formaggi. Basti pensare alla salsiccia (la sauciccia), al prosciutto (ru prisuttu) ma soprattutto al caciocavallo (ru casicavagliu), alla caciotta (la maciotta), alla ricotta (la recotta), alla scamorza, alla stracciata, agli scamorzegli (piccoli caciocavalli) e alla ricca quantità di latte portata in paese dagli allevatori. Di questi ultimi ormai ne sono rimasti pochi e, sebbene il Matese continui ad essere il principale punto di riferimento per la produzione casearia, questa aimè non ripaga economicamente l’attività lavorativa svolta.

Le Patate del Matese
Per quanto riguarda l’agricoltura, il Matese, pur essendo territorio montuoso, dispone di estesi appezzamenti di terreno, particolarmente adatti alla coltivazione della patata, dei legumi e dei cereali. Fino a pochi anni fa infatti, ogni famiglia di San Gregorio Matese possedeva almeno un terreno in montagna e una casella (casetta di un solo piano, adibita a ripostiglio per gli attrezzi agricoli e il raccolto). Ancora oggi alcuni abitanti tramandano piccole attività agricole, soprattutto connesse alla coltivazione della patata. E c’è da dire che l’amore per i frutti della terra sopravvive anche in paese. Non è raro trovare infatti graziosi orticelli sparsi qua e là, dove si coltivano insalata, pomodori, cetrioli, fagiolini, zucchine, melanzane, e altre verdure a proprio piacimento. Il sapore è annoverato fra i più autentici e gustosi! Sarà l’amore per la terra che fa di questi frutti un saporito assaggio locale, sarà anche la particolare dedizione dei piccoli allevatori. È infatti giusto puntualizzare che è usanza piuttosto diffusa quella di concimare il terreno con il letame (lo rassu)! 

Utensili in legno del Matese
La produzione di piccola utensileria infine, era certamente attività quotidiana fino a pochi anni fa. La realizzazione di attrezzi da cucina in legno, ma anche sgabelli rivestiti con lana di pecora, era il passatempo preferito per numerosi uomini del posto. Ancora oggi, nelle case degli abitanti di San Gregorio Matese, non è raro trovare accanto al camino uno sgabello in legno (la cosiddetta cianghella). Di ogni forma, altezza e spessore, lo sgabello è parte integrante dell’arredamento di una casa. Solo alcuni uomini, per passione, tramandano la produzione di oggetti in legno. Peccato che siano veramente pochi, se non addirittura nulli, i giovani interessati a imparare questo tipo di attività artigianale.

Raccontare il Matese sin dalla sua antichità è impresa piuttosto semplice, sono infatti numerosi gli anziani di paese che fortunatamente possono ancora raccontare i tempi più antichi. Far rivivere lo splendore del Matese così come un tempo, è invece cosa assai difficile, soprattutto se si tenta di paragonare la frenetica società moderna all’umile lavoro nei campi di un tempo.


20 ottobre 2011

San Gregorio Matese fa la Differenza

Raccolta Differenziata a San Gregorio Matese

Partirà lunedì 24 ottobre 2011 la raccolta differenziata a San Gregorio Matese, una notizia tanto attesa che ha finalmente favorito un’atmosfera di soddisfazione fra la popolazione locale.

I cittadini di San Gregorio hanno dimostrato già in passato un profondo senso di responsabilità nei confronti di un così delicato tema - quale la tutela del territorio e il rispetto dell’ambiente - e sono pertanto più che pronti a mettere in pratica le loro capacità.

“Differenziamoci differenziando” questo il motto che accompagna l’inizio della raccolta e significativo è il logo che la rappresenta.

Ecco quindi l'ecocalendario... e che abbia inizio una sana e proficua raccolta differenziata.

Ecocalendario: Raccolta Differenziata a San Gregorio Matese

Proprietà immagini: Comune di San Gregorio Matese.

11 ottobre 2011

Il Dialetto Sarrocco

Dialetto di San Gregorio Matese
I sò
Tu sì
Issu è
Nua semmo
Vua sete
Issi sonno

I tengo
Tu tini
Issu tè
Nua tenemmo
Vua tenete
Issi tenno

Già dalla coniugazione degli ausiliari è divertente scoprire il particolare dialetto parlato a San Gregorio Matese, soprattutto se si pensa all’ausiliare “avere” che si trasforma nel verbo “tenere”. I soggetti invece, si distinguono decisamente dalle forme dialettali dei paesi limitrofi, per l’utilizzo della vocale “u” (issu, nua, vua). Se non si è originari del posto, una parlata simile suscita senza dubbio grande stupore!

Ricordo che, qualche tempo fa, venne ad abitare a San Gregorio una giovane donna inglese di nome Jahanna la quale, parlando con mia zia, chiese come mai in paese ci fosse l’abitudine di prolungare il “si” e il “no”. Mentre in inglese, per dire “yes” si è soliti dire anche “ye” o “ya”, nel dialetto di San Gregorio al contrario si dice “sìne” e “nòne” per dire “si” e “no”. :D :D

Altrettanto insoliti sono gli articoli determinativi e indeterminativi: 

il – lo – la – i – gli – le
che diventano
ri – lo/ru – la – ri – ri – le

così come:

un – uno – una
diventano
nu – nu – na.

Se nel primo caso la “L” viene sostituita il più delle volte dalla “R”, nel secondo caso gli articoli indeterminativi vengono abbreviati e invertiti (“un” diventa “nu”).

Analizziamo ora alcuni complementi di stato in luogo come:

dentro – fuori – su/sopra – sotto
che diventano
rendo – fore – ngoppa – sotta

una frase del tipo: “la chiave è sul tavolo” diventa in dialetto sarrocco “la chiave sta ngoppa a ru tavulinu” anche se nel dialetto più antico, la parola “chiave” si traduceva con “ciave”.

In effetti, anticamente, le parole inizianti con “ch” perdevano la “h” come ad esempio:

ciove”, oggi diventato “chiove”, per tradurre il termine “piove”;
          es. Fore chiove (Fuori piove)
ciagnute”, oggi diventato “chiagnute”, per tradurre il termine “pianti”;
          es. Quante chiagnute che m’aggio fatte! (quanto ho pianto!)
ciacciare”, oggi utilizzato nella forma italiana “chiacchiere”;
          es. Quanta ciacciare! (quante chiacchiere!)
ciovo”, oggi diventato chiovo”, per tradurre il termine “chiodo”;
          es. Passame nu chiovo (Passami un chiodo), ma anche “Sì proprio nu chiovo” per indicare una persona troppo insistente.

Il dialetto di San Gregorio fa invece più economia se si tratta di anteporre il pronome possessivo a un soggetto: 

tuo padre >> patitu
tua madre >> mammeta
tua figlia >> figlieta
tuo zio >> zietu
tua nonna >> nonneta
ecc. ecc.

Se invece si tratta di un oggetto la regola non funziona:

il tuo libro >> ru libbro tovo
la tua borsa >> la borza toa (o tova)
ecc. ecc.

Altrettanto entusiasmante è invece l’analisi dei termini alimentari:
lo pà >> il pane
      es. vaco accattà lo pà (vado a comprare il pane)
      notasi però che l’articolo “lo” diventa “ru” se si dice:
      vaco accattà ru paneglio re pà (vado a comprare una pagnotta).
Ru pretusinu >> Il prezzemolo
La basanicola >> il basilico
Ri purtuagli >> le arance
Ri paparuri >> i peperoni
ecc, ecc.

Anche la preposizione “da” viene spesso tradotta con “ra”:

es. isci ra coppa (passa da sopra)
oppure
isci ra sotta (passa da sotto).

Tra i termini che meritano di essere ancora menzionati vi sono:
ru ulìu >> la voglia
ru causittinu >> il calzino
ru riutone >> l’alluce o il pollice
la sparra o la mappina >> lo strofinaccio
ru rilorgio >> l’orologio
ru maccaturu >> il fazzoletto

…e tantissimi altri per i quali lascio ai miei compaesani il piacere di riportarli.


04 settembre 2011

Campitello Matese - Toccare con un dito i Monti Miletto e Gallinola

Comprensorio Sciistico Campitello Matese, provincia di Campobasso

Campitello Matese è una località situata in provincia di Campobasso (Molise) ed è parte integrante del comune di San Massimo. Geograficamente si presenta come un pianoro adagiato nel massiccio del Matese, dove si ergono, nelle immediate vicinanze, il Monte Miletto (2.050 metri s.l.m.) e la Gallinola (1.923 metri s.l.m.). Campitello Matese dista da San Gregorio Matese poco più di 30 km. 

Il territorio può contare su una varietà di paesaggio molto diversificata, basti pensare alla fitta vegetazione di bassa quota (circa 1.000 metri) che si alterna alla roccia nuda tipica delle cime d’alta quota (oltre i 2.000 metri). 

Campitello Matese è uno dei più importanti comprensori sciistici dell’Appennino Centro-Meridionale. Situato a 1.429 metri s.l.m., esso dispone di 7 impianti di risalita composti da 3 sciovie, 3 seggiovie e un nastro trasportatore che conducono direttamente a circa 40 km di piste da sci, adatte per esperti e principianti. Nello specifico a Campitello Matese ci sono 3 piste nere, 8 piste rosse e 2 azzurre accessibili grazie a moderni sistemi di sicurezza e alla presenza di personale esperto e qualificato. Oltre allo sci, qui è possibile praticare lo snowboard, il carving e il freestyle. In più, nelle zone poco battute dal turismo di massa, è possibile partire alla volta di piacevole escursioni e passeggiate sulla neve. 

Ma Campitello Matese è meta molto amata anche durante la calda stagione grazie al clima fresco e all’aria salubre che contraddistingue questa zona. Trekking, arrampicata, mountain bike, passeggiate a piedi o a cavallo, parapendio, tennis, calcio, pallacanestro e pallavolo gli sport che è possibile praticare a Campitello Matese. In più, da numerosi anni ormai, speleologi provenienti da ogni dove, studiano le numerose grotte e caverne presenti su tutto il territorio. Tra le più importanti, presenti nelle immediate vicinanze, sono da annoverare le grotte del Fumo e delle Caiole

Insomma d’estate come d’inverno, Campitello Matese è certamente una meta da visitare. Vale la pena di affrontare il viaggio anche solo per ammirare quello straordinario paesaggio che conduce direttamente sotto le cime Miletto e Gallinola: la prima alta e dominante; la seconda quasi sottomessa che ridente s’impone ugualmente con la sua tipica vegetazione a macchia.

Il Massiccio del Matese
La Gallinola nel Massiccio del Matese

01 settembre 2011

A Casa di Zì Marco

Ho imparato a riconoscerlo dal rumore del suo motocarro, quando si presenta davanti al cancello di casa mia e mi dice “chesto lo rai a patitu” (questo lo dai a tuo padre).  Si disfa così di tre o quattro caciocavalli racchiusi in un sacchetto di plastica. Non faccio neanche in tempo a chiedergli “quant’è” che lui accende già il motore e frettoloso se ne va; intuisco a malapena un “pò me la vero co patitu” (farò i conti con tuo padre).

Zì Marco è venuto spesso a casa mia ma non è mai voluto entrare. Mai un caffè, mai un “bicchierino”. All’apparenza mi è sembrato sempre burbero, introverso, ostile; ma una mezz’ora alla sua casella di Mentorfano (Monte Orfano) mi è bastata per ricredermi.

Ammocè, te porto addò zì Marco” (Andiamo, ti porto da zio Marco) – afferma mio padre; in un balzo calzo le scarpe e salto in macchina entusiasta. È sempre un piacere trascorrere un po’ di tempo a dialogare con un uomo anziano.

Percorriamo in discesa una lunga stradina tortuosa, Dio solo sa come fa a scendere e risalire con la sua ape. Parcheggiamo in un modesto prato, a sinistra un recinto con papere e galline, davanti la casa due cani ci fanno le feste, a destra un piccolo orticello coltivato con verdure variegate. Lo vedo rivoltare le zolle con la sua vanga, è il mese di giugno. Poi si ferma, resta impalato, riconosce mio padre ma non riconosce me. Appoggia la vanga al recinto che circonda l’orto, si sfila le scarpe sporche di terra, indossa delle pantofole e infine si avvicina. “Nicò” – saluta mia padre e poi mi guarda incuriosito. “Chesta è figliema” (questa è mia figlia) – gli dice mio padre e lui a sua volta ripete:”Ah chesta è figlieta!” (ah questa è tua figlia).

Quella che avevo sempre immaginato come una “casella” non lo è per niente, anzi è piuttosto ampia la casa di montagna dove zì Marco si dedica all’allevamento. Osservo l’aia e i suoi dintorni mentre lui e mio padre si dirigono verso l’interno. I cani mansueti si allontanano dopo pochi minuti, per concedersi momenti di riposo sotto alcuni alberi poco distanti. Le galline rumorose invece schiamazzano di continuo. Entro anch’io nella casella di zì Marco. Nei pressi dell’uscio, sulla parete destra, si trova un letto a una piazza, sul pavimento un paio di scarponi. Alla parete frontale sono disposte alcune credenze, poi un frigo bianco di vecchia età. Sulla parete sinistra un lavandino e un modesto piano cottura. Una finestra volge infine sull’aia e un antico camino adorna la stanza nel suo insieme. Sotto il soffitto vedo ovunque caciocavalli appesi, prosciutti e salsicce essiccate.

Signurì ma tu addò stai?” (signorina ma tu dove vivi) – mi chiede improvvisamente zì Marco. Sto per rispondergli ma mio padre mi anticipa, tentando, come meglio può, di raccontargli di me nella maniera più chiara possibile. Quando intuisce che non abito in montagna o in un piccolo paese, quando immagina che non ho cose genuine come d’abitudine in casa sua, cala sul suo volto un velo di dispiacere, e dopo un attimo di riflessione mi dice:”Lo vu lo burru?” (lo vuoi il burro).  “Chesto nonn’è comma a chelle schifezze che s’accattano a ri supermarche, chesto lo faccio ì, tutta rrobba genuina” (Questo non è come quelle schifezze che si comprano ai supermercati, questo lo faccio io, tutta roba genuina). Apre così il congelatore e tira fuori pezzi di burro congelato avvolti in carta velina, “tè, portatello” (tieni, portatelo) con il suo fare imperativo che già conoscevo quando mi affidava quel sacchetto ricolmo di caciocavalli. Mi racconta poi di sua moglie che gli cucina spesso la pasta al burro, con un po’ di formaggio grattugiato. E la pasta con il burro acquistato nei negozi non è buona come la pasta con il burro “suo”! Non posso fare altro che credergli , ovviamente, anche se lui continua a raccontarmi del modo sapiente e premuroso con cui produce formaggi, quasi a volermi convincere! Non sa zì Mario di quanto io sia già convinta della sua arte casearia.

Assicuratosi che io abbia preso il burro,  raggiunge mio padre all’altro angolo della stanza. Con un’antica bilancia manuale (ru velangione) inizia a pesare il formaggio scelto da mio padre per poi confezionarlo alla meglio. Fatti i conti ci accompagna verso la porta.

Saluto zì Marco con la speranza di non avergli lasciato un dispiacere troppo grosso. Ci allontaniamo in macchina e da lontano lo vedo indossare le stesse scarpe sporche di terra, riprendere la vanga e ricominciare a rivoltare le zolle, fedele al suo lieto e quieto vivere secondo i ritmi della natura.


27 agosto 2011

Il Canyon del Matese: da Valle Orsara a Valle dell'Inferno

Il Canyon del Matese, la Valle dell'InfernoPoco distante da San Gregorio Matese, nel comune di Castello del Matese, è possibile fare una straordinaria escursione a piedi che da Valle Orsara (ca. 404 metri s.l.m.) conduce in uno dei luoghi più selvaggi del Matese, la Valle dell’Inferno (775 metri s.l.m.) .

Per raggiungere in auto il punto in cui ha inizio il sentiero, è necessario seguire le indicazioni per l’agriturismo “Le Pastene”. Imboccata la stradina asfaltata e raggiunto l’agriturismo, proseguire ancora per circa 1,5 km fino a raggiungere la cosiddetta fontana dei monaci, dove è necessario lasciare la macchina.

Prima di incamminarsi è consigliabile indossare scarpe da trekking o scarpe con suola di gomma; da Valle Orsara a Valle dell’Inferno le temperature tendono a diminuire poiché la profonda insenatura, solo in alcuni punti è raggiunta dal sole. Inoltre i telefoni cellulari hanno scarsa ricezione. Se non si è esperti escursionisti, è opportuno farsi accompagnare dai conoscitori della zona.

Le More a Valle dell'Inferno
Il percorso inizia leggermente in salita, tutt’intorno è una vasta distesa di more (l’escursione ha avuto luogo nel mese di agosto). In generale una fitta vegetazione caratterizza questo tratto introduttivo, proseguendo per tutta la Valle Orsara fino all’ingresso della Valle dell’Inferno. I fitti cespugli, fiori ed erbe non nascondono del tutto quella indistinguibile roccia calcarea dove l’acqua ne ha più volte modellato l’aspetto. Il sentiero si divide in due, per poi ricongiungersi subito dopo, quello di sinistra è più agevole, sebbene non sia contrassegnato dalle indicazioni del CAI (Club Alpino Italiano). Lungo il percorso numerosi escrementi di animali, probabilmente allo stato brado. Di tanto intanto cumuli di roccia sgretolata, ora ricoperti di erba, ora scoperti, poiché di recente formazione. Si raggiunge così un ampio pianoro contraddistinto da una variegata vegetazione, ai cui bordi si estende un fitta faggeta: è il pianoro delle Grassete (630 metri s.l.m.).

Pinteme Jonte a Valle dell'Inferno
Qui è possibile fare una sosta prima di proseguire verso la Valle dell’Inferno. Si percorre un breve tratto di fitto bosco fino a raggiungere un abbeveratoio per gli animali in penombra. Da qui in poi la vegetazione va via via diramandosi, poiché ha inizio una profonda insenatura nella roccia che solo in alcuni punti è raggiunta dalla luce del sole. Si oltrepassa una briglia di cemento, quella costruzione muraria presso la quale si depositano i detriti, comunemente trasportati da un fiume o da un torrente. Il percorso in effetti si dirama proprio sul letto di un torrente, le cui acque abbondano solo d’inverno. Esso può fungere da punto di riferimento per evitare di perdersi. Si supera così una seconda briglia e proseguendo si raggiunge il punto più suggestivo della Valle dell’Inferno, le cosiddette “Pinteme Jonte” ovvero pareti di roccia unite. Qui, la forte influenza dell’acqua e dei rigidi periodi invernali hanno favorito il modellarsi della roccia fino a creare un vasto canyon dalle forme bizzarre. Si ha un senso di disorientamento e perdita di equilibrio se solo si alzano gli occhi al cielo ma tentare può risultare alquanto soddisfacente visto che in questo punto nidificano ancora alcuni esemplari di aquila reale.

Altre foto a Valle dell'Orsara e a Valle dell'Inferno.

Valle dell'Inferno a Castello del Matese
Vegetazione a Valle Orsara
La Valle dell'Inferno, il Canyon del Matese
Vegetazione a Valle Orsara
Vista di San Gregorio Matese dalla Valle dell'Inferno
Briglia a Valle dell'Inferno, nel Matese
La Valle dell'Inferno, il Canyon del Matese
Vegetazione a Valle dell'Inferno

Contributo fotografico delle "Pinteme Jonte" di Assunta Caso

19 agosto 2011

Il Costume Tipico di San Gregorio Matese

Costume Tipico San Gregorio Matese - Novi Soles

Il costume tipico di San Gregorio Matese si presenta vivace e variegato, contraddistinto da innumerevoli dettagli che sapientemente descrivono l'antico stile di vita della comunità locale.

L’abito femminile si compone di un’ampia gonna di panno blu, pieghettata sul retro e aggrappata con uno spesso filo di colore rosso, comunemente detto “coda di topo”. Al di sopra una camicia bianca, di lino o cotone, il più delle volte ricca di merletti. La stessa è protetta all’avambraccio da alcuni manicotti, un tempo utilizzati soprattutto durante la settimana, per i lavori di casa o nei campi; il grembiule e il copri capo sono invece di raso rosa. Come biancheria intima, gli immancabili mutandoni, stretti immediatamente sotto il ginocchio e con “sbuffo”. Il tutto è adorno da minuziosi decori di passamaneria dorata. Uno scialle di colore variabile e scarpe scure completano il costume femminile.

Pantalone fino al ginocchio e gilet di panno blu sono invece gli elementi primari dell’abito maschile, fra cui spicca una camicia bianca senza bavero, anch’essa in lino o cotone. Fra gli accessori: bottoni dorati per il gilet, calzini bianchi, passamaneria dorata o colorata, scarpe nere e un fazzoletto di raso rosso. 

Il costume tipico di San Gregorio Matese è stato fedelmente riprodotto dal gruppo folcloristico Novi Soles che annualmente si esibisce nella piazza del paese così come nelle varie manifestazioni folcloristiche regionali.


Ringraziamenti: Alfonso De Lellis



12 agosto 2011

Presentazione della "Antologia del Medio Volturno" a San Gregorio Matese

Presentazione Libro Antologia del Medio Volturno a San Gregorio Matese

Il 17 Agosto 2011 alle ore 21 si terrà, presso i Giardini di Villa Ginevra, adiacenti al Municipio di San Gregorio Matese, la presentazione della "Antologia del Medio Volturno - Ricordi di una sera d'estate" di Alberico Bojano, 5° edizione del Premio Letterario promosso dall'Associazione Storica del Medio Volturno.

L'incontro, animato con musica, immagini e video-proiezioni, farà rivivere le atmosfere degli anni '60, quando San Gregorio Matese era un noto centro turistico ricco di eventi e manifestazioni. In più letture di alcuni brani, racconti di gossip e testimonianze dell'epoca renderanno la serata altrettanto interessante!

Parteciperanno alla manifestazione il sindaco di San Gregorio Matese avv. Teodolinda Stocchetti, il presidente della Pro Loco Le Mura Fabrizio Boiano, il presidente dell'Associazione Storica del Medio Volturno Pasquale Simonelli, lo scrittore Roberto Perrotti e il giornalista Gianfrancesco D'Andrea.



08 agosto 2011

Adrenalina Pura a San Gregorio Matese, grazie al Matese Extreme Team

Matese Extreme Team San Gregorio Matese

Estate attiva a San Gregorio Matese grazie al Matese Extreme Team che ha allestito un divertente parco avventura nella meravigliosa cornice di Villa Luisa. Ideale per adulti e bambini, qui potrete mettere alla prova il vostro coraggio e la vostra resistenza.

Una parete artificiale per chi ama praticare l'arrampicata sportiva, un ponte tibetano e una teleferica per "camminare" e "volare" fra gli alberi.

Maria, Francesco, Alfonso, Lucio e Antonio i fautori dell'impresa che, in collaborazione con il Comune di San Gregorio Matese, hanno reso l'estate ricca di divertimento e adrenalina pura!

Non perdetevi i prossimi appuntamenti il 20 e il 21 Agosto, il Matese Extreme Team vi aspetta dalle ore 10 alle ore 18.

24 luglio 2011

Le Notti dei Briganti 2011 a San Gregorio Matese

L'Ass. I Briganti del Matese in collaborazione con Pro Loco "Le Mura" presenta:

Le Notti dei Briganti 2011 a San Gregorio Matese

Le Notti dei Briganti
(Programma manifestazioni 29-30-31 Luglio 2011)

VENERDÌ 29 LUGLIO 2011
· Ore 20:00, apertura della manifestazione: Villa Ginevra – Convegno
- Introduzione della serata a cura dell’Associazione culturale “I Briganti del Matese”;
- A Saluto del sindaco Avv. Teodolinda Stocchetti;
- Pino Aprile presenta il libro best sellers “Terroni” 120.000 copie vendute;
- Alessandro Romano cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. “CONTRO – Storia del Risorgimento;
- Moderatore Dr. Alberico Bojano; medico, storico esperto del Brigantaggio;

· Ore 23.00 – Canti e balli
Narrano ….. “Voci Matesine”
Ballano ….. “Novi Soles” (Il gruppo Folk di San Gregorio Matese)


SABATO 30 LUGLIO 2011
· Ore 20.30 – Nei vicoli-ville-cortili e piazzette
Apertura stands enogastronomici con l’animazione popolare itinerante del gruppo “Mediterranema”


DOMENICA 31 LUGLIO 2011
· Ore 8.30- Escursione alla Gallinola -”Sulle vie dei briganti”
Partenza da Piazza B.Caso in San Gregorio Matese Organizzata dal CAI sez.di Piedimonte Matese. Per Info contattare il responsabile organizzatore Lia: 3204156646

· Ore 20.30 – Nei vicoli-ville-cortili e piazzette
Apertura stands enogastronomici con l’animazione popolare itinerante del gruppo “Cantori del Matese”.

Presentazione del libro “Terroni” il 29 Luglio 2011 a San Gregorio Matese

Libro Terroni di Pino Aprile
Durante la serata di apertura de Le Notti dei Briganti a San Gregorio Matese (29 Luglio 2011), Pino Aprile presenterà il libro Terroni – Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali. Un viaggio che ripercorre l’unificazione d’Italia con fatti e retroscena volutamente tenuti nascosti e che hanno accentuato le forti differenze tra il Nord e il Sud del Bel Paese.

Pino Aprile nasce a Gioia del Colle (BA) il 20 Febbraio 1950, giornalista e scrittore, è stato vicedirettore della rivista settimanale Oggi e direttore di Gente. In televisione ha lavorato per il settimanale di approfondimento del TG1 Tv7 e per l’inchiesta Viaggio nel Sud con il giornalista, scrittore e politico italiano Sergio Wolmar Zavoli.

Tra le sue opere letterarie sono certamente da annoverare Elogio dell’imbecille. Gli intelligenti hanno fatto il mondo, gli stupidi ci vivono alla grande (2002) Ediz. Piemme, Elogio dell’errore (2003) Ediz. Piemme, oltre ad alcuni libri riguardanti il mare (una sua grande passione) tra cui Il mare minore (2004) Manages Editoriale e A mari estremi (2007) Manages Editoriale.

Sito ufficiale: www.pinoaprile.it
Twitter: @terroni_libro  

17 luglio 2011

Hotel Miralago****, Hotel & SPA sui Monti del Matese (CE)

Hotel 4 Stelle a Matese, Prov. di Caserta

L'Hotel Miralago**** sui Monti del Matese, è uno dei più esclusivi hotel a 4 stelle presenti nel Parco Regionale del Matese, nelle immediate vicinanze del lago omonimo. Recentemente ristrutturato, dotato di comfort e servizi, l'hotel dispone di 54 posti letto in 24 camere arredate con gusto, dove gli ospiti potranno trascorrere un piacevole soggiorno sul Matese.

Wellness Hotel a Matese, Prov. di Caserta

Trattamenti viso e corpo, trattamenti uomo o per la donna in maternità vi aspettano presso il centro benessere dell'Hotel Miralago**** "matesespace", un angolo di wellness e relax accessibile per tutti gli ospiti.

Hotel con Ristorante a Matese, Prov. di Caserta

Presso l'Hotel Miralago**** potrete ambientare inoltre i vostri banchetti ed eventi nuziali. Il ristorante "La Locanda del Nero" vi propone una gustosa cucina locale, fatta di prodotti sani e genuini.

L'Hotel Miralago**** dista da San Gregorio Matese circa 7 km.


Info & contatti
Hotel Miralago Srl
Loc. Miralago
81010 Castello del Matese (CE)

www.hmiralago.it
info@hmiralago.it
Tel. e Fax: (+39) 0823 919315

Hotel a Matese, Loc. Miralago

Hotel con Centro Benessere a Matese, Prov. di Caserta

12 luglio 2011

Il Matese e la Sua Varietà di Paesaggio


Il Matese è una vasta zona montuosa che si estende fra la Campania e il Molise interessando le province di Caserta, Benevento, Campobasso e Isernia. I fiumi principali che lo attraversano sono il Volturno, il suo affluente Calore, il Tammaro, il Trigno e il Biferno. A questi sono da aggiungere numerosi fiumi sotterranei che contribuiscono ad accentuare la natura calcarea del Matese, il cui sottosuolo, fatto di grotte e cunicoli, è fortemente interessato dalla presenza di acqua. E' proprio quest'ultima a favorire la principale caratteristica del Matese, quale massiccio carsico (da Carso, regione a confine fra l'Italia e la Ex-Jugoslavia, dove questo fenomeno è stato riscontrato per la prima volta) perchè formato da rocce di composizione calcarea o gessosa, dovute alla notevole attività chimica dell'acqua. Tra le principali vette che compongono il massiccio del Matese sono certamente da annoverare il Monte Miletto (2.050 metri s.l.m.) e la Gallinola (1.923 metri s.l.m.), le cui sommità si rispecchiano nelle acque del Lago Matese. A queste sono da aggiungere inoltre il Monte Mutria e il Monte Maio.

Lago Matese
Colui che giunge per la prima volta sul Matese non può fare a meno di notare la molteplice diversità che interessa questo luogo: una terra ricca di contrasti dove dolci pendii si alternano a cime maestose, lasciando qua e là ampi spazi e vedute, capaci di offrire inaspettati panorami mozzafiato. E' il Matese nella sua versione più eterogenea, perfettamente integrato nel cuore dell'Appennino centrale e da sempre culla di antiche tradizioni conservatesi nel tempo. Flora e fauna tra le più disparate popolano il Matese in lungo e in largo, fino a raccontare di un paesaggio aspro e selvaggio che tenta ancora di difendere la sua incolumità. Il faggio, il tasso, il leccio, l'ontano napoletano, il ginepro, l'agrifoglio e la belladonna sono solo alcune delle specie vegetali che è possibile trovare sul Matese; il lupo appenninico, l'aquila reale, il gatto selvatico, il cinghiale, la volpe, il tasso, il ghiro, il falco pellegrino, alcuni degli animali. Popolano inoltre le acque del Lago Matese trote, anguille e ciprinidi; lo stesso bacino, per la sua scarsa profondità e la presenza di canneti, attira alcuni degli uccelli migratori quali il germano reale, il merlo acquaiolo, la gallinella d'acqua. Un insieme eterogeneo di abitanti che si è tentato di proteggere più volte in seguito alla costituzione del Parco Regionale del Matese. Quest'ultimo, con le sue molteplici attività di sensibilizzazione e divulgazione del territorio, ha ripetutamente proposto itinerari escursionistici, culturali ed enogastronomici fra i paesaggi che compongono il massiccio nella sua interezza.

Case di Montagna a Matese (CE)
Ma c'è un Matese che merita ancora di essere raccontato, ed è quello dei borghi, delle tradizioni, della gente. Appartiene a questi posti il detto "scarpe doppie e cervello fino", ed è qui che ancora sopravvivono parte degli antichi agricoltori. La produzione casearia, connessa alla coltivazione del terreno, era un tempo unica fonte di sostentamento. Oggi, i pochi rimasti, tramandano a stento un'antica tradizione millenaria che tende a scomparire con l'arrivo delle nuove generazioni. Greggi al pascolo e mandrie allo stato brado occupavano nel passato buona parte del Matese; qui sorgevano un tempo case prevalentemente basse, fatte di un piano solo, svendute poi a prezzi irrisori e trasformate in misere palazzine che poco si addicono a quella terra brulla del Matese. A ciò si associa lo svantaggio economico di un territorio che soffre prima di tutto a livello regionale e che lascia quindi poco spazio a chi tenta una ripresa a livello territoriale, locale.

Pascoli del Matese (CE)
Eppure il Matese conserva ancora intatto buona parte del suo splendore, un territorio che freme dalla voglia di raccontarsi, un paesaggio punteggiato da borghi antichi capaci di stupire anche il viaggiatore più astuto. E' il Matese ricco di storia che nelle due province ancora conserva nobili residenze del passato, chiese e cappelle secolari, sentieri e tratturi immobili allo scorrere del tempo.



03 luglio 2011

Gli "Alberghi Diffusi" nel Matese: Cosa Sono e a Cosa Servono

Alberghi Diffusi
Servirebbe un centro storico di un paese, grande o piccolo che sia. Meglio ancora se le sue abitazione fossero sempre più vuote, perché gli abitanti del posto sono costretti ad andare altrove in cerca di lavoro. Completerebbe il quadro referenziale la presenza nel paese stesso di antiche abitazioni nobiliari, palazzi storici, case appartenute alla nobiltà del posto. Potrebbe sorgere qui un albergo diffuso.

L’idea che comunemente abbiamo di albergo (o di Hotel) si avvicina molto a una struttura verticale, composta di almeno 5 piani, nuova o comunque moderna, dotata di ogni comfort e di tutti i servizi. Capace di ospitare i turisti provenienti da ogni dove, perché attratti da qualcosa che si trova in quel posto.
L’albergo diffuso è invece il contrario di tutto questo: la sua struttura si estende in orizzontale, preferibilmente all’interno di un centro storico, le sue camere sono dislocate tra i vicoletti di questo, i servizi nelle immediate vicinanze. La ristorazione è rigorosamente a base di prodotti tipici locali; le camere hanno sede in antiche residenze appartenute a famiglie nobiliari del posto, così come in abitazioni abbandonate o perennemente chiuse, perché i proprietari sono emigrati altrove. Tra le attrazioni che porterebbero qui i turisti? Il niente, o meglio l’albergo stesso, inteso come nuova esperienza di vita a contatto con l’ospitale gente del posto.

Potrebbe essere questa una delle più innovative attrazioni turistiche per un paese che soffre lo spopolamento costante. Potrebbe essere questa una prima attività lavorativa per chi rimane.

Gli alberghi diffusi presenti nei borghi italiani, attirano un numero sempre crescente di turisti che, dopo aver viaggiato in lungo e in largo, sono alla ricerca di luoghi dove vige pace e tranquillità. Tutto ciò che cercano è il contatto con la gente del posto, la scoperta di antiche tradizioni, costumi, sapori autentici della cucina tradizionale. Viaggiatori adulti che non chiedono se nei dintorni c’è una discoteca, un pub o un centro benessere; piuttosto sono attratti dal niente e dalla semplicità delle cose autentiche. In più costituire un albergo diffuso significa dare vita a un centro storico in parte disabitato, senza creare impatto ambientale: non c’è bisogno di costruire niente, al massimo si recupera quello che già esiste. I produttori del posto inoltre sono la componente fondamentale per l’albergo diffuso; è proprio intorno a loro che ruoterebbe l’economia del paese ospitante, desideroso di far conoscere i prodotti tipici locali.

L’ideatore dell’albergo diffuso è stato Giancarlo Dall’Ara, fondatore dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi, docente di Marketing nel Turismo presso l’Università di Perugia e consulente di numerosi enti che, per attrarre turisti e migliorare le condizioni economiche del proprio territorio, desiderano puntare sulla bellezza e sulla potenzialità del paesaggio.

Esistono due alberghi diffusi nel Matese:
La Piana dei Mulini (CB) risale al ‘700 ed è una struttura completamente in pietra, situata nelle immediate vicinanze del fiume Biferno. Fino agli inizi del ‘900 la Piana dei Mulini era un complesso adibito a mulino ad acqua; successivamente divenne centrale idroelettrica, masseria e centro per la colorazione della lana. Oggi il complesso è stato completamente recuperato e trasformato in albergo diffuso.
La Sorgente (IS) invece sorge sul meraviglioso panorama del Massiccio del Matese ed è ideale punto di partenza per escursioni e itinerari naturalistici in montagna. Si tratta di un borgo ristrutturato fedelmente il cui intento è quello di riproporre la semplice vita contadina del Molise. Curato nei minimi dettagli, la struttura propone soggiorni alla riscoperta delle antiche tradizioni del posto, cibi preparati con ingredienti sani e genuini.

Tra tutti i borghi che popolano quel meraviglioso territorio carsico che è il Matese, potrebbero sorgere i più esclusivi alberghi diffusi d’Italia. I prodotti tipici locali, le ampie e soleggiate case abbandonate, le tradizioni e l’ospitalità tipica della gente del posto, favorirebbero non solo un inizio verso il recupero dell’economia locale ma il riutilizzo di un territorio naturale su cui si affacciano le più belle terrazze signorili adorne di edera rampicante e di viti.

Foto: Albergo Diffuso a Campobasso "La Piana dei Mulini"


18 giugno 2011

La Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie a San Gregorio Matese: quella significativa Chiesa-Edificio contraddistinta dal più grande dei valori Cristiani: l’Umiltà

Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie a San Gregorio Matese

Il progetto della Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie è eseguito dall’architetto Sirio Giametta di Napoli, ed è approvato dalla Commissione Pontificia d’Arte Sacra in Italia (Roma) nel 1961. Il terreno per l’edificazione viene acquistato nel 1964 e l’anno successivo arrivano i finanziamenti. I lavori iniziano sotto la guida dell’ingegnere Corrado Laurenza il quale si occupa anche della progettazione del campanile. L’architetto Mario Cancellara si occupa invece del progetto di completamento, di adeguamento e di alcune modifiche architettoniche, oltre che della casa canonica adiacente. Il progetto della scuola materna e della casa delle suore è affidato inoltre all’ingegnere Gaetano Morace. L’altorilievo e tutte le decorazioni interne sono eseguite dal professore Vittorio Tirrito.

Questa la squadra di “operai” che nel 1965 dà inizio ai lavori della nuova casa di Dio a San Gregorio Matese. Questi gli attenti esecutori di un progetto voluto dall’allora parroco reggente Mons. Marcello Caravella, rispettoso della nuova riforma liturgica sancita dal Concilio Vaticano II (1962 – 1965).

È proprio sulle medesime costituzioni, dichiarazioni e decreti che si basa l’edificazione della Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie, la quale propone una visione innovativa di chiesa intesa come comunità di fedeli riunita in assemblea. Viene superata pertanto l’idea di chiesa gerarchica, autoritaria e giuridica di un tempo.

Mons. Marcello Caravella, fortemente interessato alla riforma liturgica e lungimirante di indole, con l’edificazione della nuova Chiesa, ha rispettato attentamente le riflessioni del Vaticano II, soprattutto in ciò che concerne le antiche separazioni tra laici e clero, eliminando le barriere sociali tra queste due entità. La Chiesa nuova infatti, viene edificata offrendo il medesimo spazio al sacerdote e ai partecipanti. Gli uni e gli altri sono differenti per ruoli ma uguali agli occhi di Dio, senza differenze gerarchiche. Ecco perché non c’è una balaustra a delimitare lo spazio riservato al clero, né tantomeno un altare imponente che voglia “sottomettere” i fedeli. Nell’idea originaria inoltre, non c’era neanche il trono, perché l’idea del parroco era quella di costituire un’assemblea di fedeli all’interno della quale, colui che presiede le funzioni religiose, è lì per servire e non per essere servito (fonte Archipresbibyterialis Ecclesia S. Mariae Gratiarum S. Gregorii di Domenico Loffreda, pg. 109).

Quella che per la sua modernità è stata spesso definita “Chiesa-Edificio” è formata da pietre vive, ha pareti con mattoni in cotto e vetrate istoriate che raffigurano immagini della vita di Gesù e dei Santi. Al centro, nella parete absidale, domina Gesù crocifisso. I posti riservati all’assemblea sono tutti uguali e distribuiti in maniera omogenea, al fine di poter dare a tutti, in egual modo, la stessa visione della mensa di Dio. Nulla suggeriva quindi distinzione di classe, sull’altare così come tra i fedeli. Lo spazio riservato al coro inoltre è bene in vista perché deve sostenere l’assemblea nel canto e creare quindi coesione.

Il semplice altare si distacca lievemente dai fedeli con soli due gradini. Alle sue spalle si erge una scultura ricca di significato che certamente attira l’attenzione di colui che per la prima volta (e non solo) si reca in preghiera nella Chiesa Nuova a San Gregorio Matese. È Gesù sulla via di Emmaus (Lc 24, 13-35), subito dopo essere apparso a Cleopa e al suo compagno di viaggio. La scena, estesa frontalmente e su base pentagonale, vede il Cristo al centro che spezza il pane, seguito da un popolo numeroso. Le persone raffigurate richiamano fortemente quelle presenti negli affreschi della Chiesa di San Gregorio Magno nei pressi del Lago Matese. Ancora una volta scene di vita reale che riportano la presenza di un padre con un bambino, di un astronauta, di un anziano, di un malato. La scultura, pur essendo monocolore, esprime con profondità il cammino umano del popolo che si offre a Dio. A dominare il tutto, la Crocifissione.

Sulla sinistra dell’altare (guardando dall’ingresso) si trova l’ambone, il luogo in cui viene annunciata la parola di Dio e l’omelia; sulla sinistra il tabernacolo, anch’esso in forma del tutto insolita. Trattasi infatti di un cesto di vimini ricolmo di pani, completamente realizzato in bronzo fuso a cera persa. Quest’ultimo elemento è collocato a vista, un ulteriore punto di innovazione della riforma liturgica. Se un tempo il tabernacolo si trovava infatti sempre sull’altare maggiore, esso è ora più vicino ai fedeli ed è contenuto in un significativo ma semplice cesto di pane. Come sulle nostre tavole il pane è al centro del tavolo, anche in Chiesa esso si trova vicino alla mensa dei fedeli per essere distribuito e mangiato. Nelle immediate vicinanze del pane si trovano gli essenziali elementi cristiani: l’acqua per il battesimo, l’olio del Sacro Crisma, il cero Pasquale e l’olio sacro per gli infermi.

Mons. Marcello Caravella, con l’edificazione della Chiesa Nuova Santa Maria delle Grazie, nel rispetto della riforma attuata dal Vaticano II, ha dato vita alla più grande opera religiosa sul territorio del Matese. Una casa di Dio semplice, accogliente e confortevole, uno dei pochi luoghi della nostra comunità in cui tutti sono uguali dinanzi agli occhi di Dio. Egli ha visto evolvere la nostra comunità sin dagli anni ’60. Il suo intento era quello di dare vita a una grande famiglia, a una grande comunità contraddistinta dal più grande dei valori umani… l’umiltà. Con la speranza che questo possa essere preservato nel tempo.


Ogni volta che torno a far visita a Don Marcello, ricevo sempre un valore aggiunto. Questo testo è il più significativo esempio di ciò che Don Marcello avrebbe voluto raccontarmi a parole ma che inconsciamente mi ha raccontato con lo sguardo.

12 marzo 2011

Via Crucis a San Gregorio Matese verso la Cappella di Santa Croce

Quel sentiero che da via Matese giunge fino a Santa Croce è la massima espressione di ciò che la religione cristiana rappresenta per la comunità del Matese.

Via Crucis a San Gregorio Matese

Esistente sin da epoche antichissime, il sentiero della Via Crucis a San Gregorio Matese collega l’agglomerato urbano alla piccola cappella di Santa Croce, luogo scelto per le celebrazioni nuziali sino alla fine del 1900.

Era il 1960 circa quando le stazioni rappresentanti il calvario di Gesù versavano ormai in uno stato pietoso. Fu l’allora parroco don Marcello Caravella che, in concomitanza con il suo arrivo in paese, incaricò un muratore del posto, Silvio Mezzullo, per la ristrutturazione delle stesse. Questi, insieme a sua moglie Maria, avviò alla meglio le opere di risanamento. In paese fu indetta una vera e propria raccolta fondi. Sotto ogni stazione ancora oggi è infatti ampiamente visibile il nome dei rispettivi donatori.

Via Crucis a San Gregorio Matese

Le stazioni vennero così protette con delle inferriate al fine di poter evitare atti di vandalismo o il rovinarsi delle immagini a causa dello sgretolarsi della pietra circostante. Ma dopo solo pochi anni le inferriate vennero rubate e rinvenute sul Matese presso alcune cisterne, appositamente sigillate con le stesse.

Il sentiero della Via Crucis prende oggi nuovamente vita. L’arrivo in paese del nuovo parroco, don Angelo Salerno, fa si che le stazioni vengano nuovamente riutilizzate. Dopo una lieve rinfrescata e con l’inizio del periodo quaresimale, la Via Crucis, a partire da Domenica 13 Marzo 2011, conoscerà un nuovo periodo di splendore che non si limiterà al solo passaggio di qualche viandante.

Fonte: Maria Fragola
Foto: Nicola Di Cristofano



04 marzo 2011

La Chiesa di San Gregorio Magno sui Monti del Matese

La Chiesa di San Gregorio Magno sui Monti del Matese si trova nelle immediate vicinanze del Lago Matese ed è parte integrante dell’intero complesso delle opere sociali parrocchiali, edificate per volere di Monsignor Marcello Caravella. La costruzione della Chiesa è avvenuta nel periodo che va dal 1976, anno di approvazione del progetto, e il 1996, anno in cui il Prof. Vittorio Tirrito completò gli affreschi interni.

Più volte menzionata quale “casa di famiglia” volta a ospitare tutti i fedeli della comunità, la Chiesa di San Gregorio Magno è caratterizzata da pietre a vista il cui significato vuole testimoniare l’unità fra pietre vive strettamente connesso al bisogno degli uomini di stare insieme. L’ingresso della Chiesa è contraddistinto dal sagrato, ovvero un ampio porticato scelto come luogo di silenzio ma anche di incontro, amicizia, dialogo, perché l’uomo non si senta solo e possa vivere la propria libertà insieme agli altri.


Chiesa di San Gregorio Magno sui Monti del Matese

Entrare nella Chiesa di San Gregorio Magno significa iniziare un viaggio visivo dall’elevato valore teologico. Gesù crocefisso appare circondato dalla sofferenza dell’umanità: disabili, emigranti, malati, vittime della violenza sono disposti in questo ampio affresco ai piedi della croce e condividono la sofferenza di Gesù morto e poi risorto. Sullo sfondo della croce si erge una città, dagli alti palazzi ma senza finestre, simbolo dell’egoismo e della chiusura dell’uomo agli altri.

Dalla parte opposta la raffigurazione dell’ostia, sul cui sfondo è rappresentato invece il lavoro dell’uomo: contadini che mietono il grano e raccolgono l’uva, i principali ingredienti del banchetto di Dio. I chicchi frantumati diventano pane; gli acini frantumati divengono vino.

Le pareti laterali offrono immagini che richiamano due importanti personalità della vita cristiana: San Benedetto da Norcia e San Francesco d’Assisi e rappresentano rispettivamente la comunità benedettina e francescana. L’affresco benedettino è ambientato ai piedi di un monte dalle cime innevate dove, l’arrivo della primavera richiama il lavoro dell’uomo. Una delle regole benedettine infatti, assegnava al lavoro manuale il doppio del tempo di quello riservato alla preghiera. I benedettini dovevano quindi dedicarsi alla coltivazione dei campi e alla trascrizione dei codici. Non manca infatti nell’affresco una biblioteca ricolma di libri.

Chiesa di San Gregorio Magno sui Monti del Matese


L’immagine dedicata ai francescani rappresenta invece la letizia e la perfetta sintonia tra l’uomo e l’ambiente. Una natura verdeggiante attraversata dalle acque di un ruscello è l’ambientazione ideale per uomini, animali e natura. L’affresco vuole porre particolare accento alla difesa e al rispetto dell’ambiente.

Un primo progetto della Chiesa fu realizzato dall’architetto Giovanbattista Rosso il cui disegno, a forma di una grande tenda, si ispirava al nomadismo e all’esigenza del pastore di trovare rifugio. Tale proposta venne rifiutata dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Napoli poiché l’edificio non doveva suscitare stupore e doveva essere attinente all’ambiente rurale circostante. Un secondo progetto venne realizzato quindi dall’ingegnere Gaetano Morace e fu approvato dalla Pontificia Commissione per l’Arte Sacra in Italia nel 1976. La sua ambientazione inoltre rispettava pienamente le fondamenta della comunità benedettina: un luogo protetto dagli attacchi esterni dove aria salubre e acqua cristallina offrono accoglienza al viaggiatore; in più possibilità di contatto con gli abitanti del posto per proseguire il lavoro di Evangelizzazione nel tempo.

La particolare attenzione che Monsignor Marcello Caravella aveva posto nei confronti di antichi reperti rinvenuti nel territorio di San Gregorio Matese sin dai primi anni del suo arrivo (1960), aveva provocato un malcontento generalizzato fra i cittadini di San Gregorio Matese. Venne inviata infatti espressa richiesta all’allora Vescovo, Monsignor Dondeo, di mandare via il nuovo parroco poiché non gradito dalla popolazione del posto. Oggi, il maggior numero delle opere architettoniche religiose presenti a San Gregorio Matese, sono da attribuire al lavoro prolungato nel tempo di Don Marcello Caravella.

Chi era Papa Gregorio Magno?

Fonte: Prefazione di Monsignor Marcello Caravella su "La Chiesa di San Gregorio Magno sul Matese" di Domenico Loffreda



13 febbraio 2011

Cappella di Santa Croce a San Gregorio Matese

La Cappella di Santa Croce è situata in località Nocendole (Nocennole nel dialetto locale), a San Gregorio Matese e si presenta come un luogo di preghiera circondato dalla natura verdeggiante tipica del Matese. Le sue origini risalgono presumibilmente al 1709; purtroppo la mancanza di fonti attendibili non può definire con certezza l'epoca della sua prima edificazione.

La cappella di Santa Croce come la conosciamo oggi è ben diversa dalla sua primaria costruzione. Rinnovata e ampliata nel 1966, essa ha subito infatti interventi di ristrutturazione interni ed esterni che ne hanno modificato impropriamente l'aspetto originario.

Proprio durante questi lavori è stato possibile risalire alla data del 1709 che seppur poco certa, offre comunque un qualche indizio sulla presenza dell'antica cappella sin dai primi anni del XVIII secolo. Testimone di tale epoca è infatti un'epigrafe posta sotto il secondo gradino dell'antica scalinata che, in seguito alle modifiche strutturali della cappella, fu spostata è usata come davanzale della finestra immediatamente a destra dell'attuale ingresso.

Antica Cappella di Santa Croce a San Gregorio Matese
Parlando della Cappella di Santa Croce, non si può non mensionare un importante episodio di cui questo luogo sacro fu testimone. In seguito a lavori di rimboschimento avviati nel 1937, furono rinvenuti nella stessa zona alcuni resti di ossa facenti parte di una vasta Necropoli Sannitica datata 326-305 a.C.. In effetti la presenza di antiche tombe nel sottosuolo non era una novità per gli abitanti del posto. Già nei primi anni del 1900, all'epoca in cui inizarono i lavori per la costruzione dell'odierna Strata Provinciale 331-II, furono rinvenute alcune ossa e oggetti antichi. La non curanza dell'epoca continuò a farsi strada indisturbata anche in seguito all'ampliamento dell'intero agglomerato urbano di San Gregorio Matese. Al giorno d'oggi si può dire infatti che il comune, con il suo centro abitato, occupa quasi completamente quel territorio nel cui sottosuolo sono presenti resti umani di origine antichissima.

La Cappella di Santa Croce fino alla fine del 1900 era il luogo scelto per la celebrazione dei matrimoni. Numerose sono le foto antiche esposte sugli odierni comò delle camere da letto in cui è possibile ammirare una coppia di sposi alle cui spalle si erge inconfondibile la cappella di Santa Croce. Oggi, sebbene questa non venga quasi più utilizzata per la celebrazione di eventi nuziali, rappresenta il punto di arrivo della processione del Venerdì Santo.

Tra i giovani di oggi inoltre la Santa Croce ha assunto persino un significato totalmente distaccato da ciò che può avere a che fare con la religione cristiana. "Stanno a la Santa Croce" o "Li hanno trovati a la Santa Croce" indica una coppia appartatasi in intimità nei pressi della cappella.



Fonti:
"Edifici religiosi diffusi nel Parco Regionale del Matese: linee guida per il recupero" di Assunta Caso
"Sannio Pentro Alifano" di Domenico Loffreda

Foto:
Assunta Caso





05 febbraio 2011

La Pizzica a San Gregorio Matese: Ballo Popolare originario del Salento

Sebbene la pizzica sia una danza popolare originaria del Salento (Puglia), negli ultimi tempi essa si è molto diffusa anche nel Cilento e, in particolar modo in quei  piccoli comprensori dell’entroterra campano che mai si sono riconosciuti completamente in altre tarantelle dell’Italia meridionale.

La diffusione della pizzica a San Gregorio Matese è contemporanea alla nascita della manifestazione estiva “Le Notti dei Briganti” (ricorrenza annuale nel mese di Agosto), che certamente ha visto giungere nel piccolo paese montano numerosi gruppi musicali provenienti dal Salento.

La pizzica (detta anche pizzica pizzica) è una forma di tarantella che si addice perfettamente all’evento estivo de “Le Notti dei Briganti”, così come alle altre serate del MatesEstate dedicate alla musica popolare.

Le sue origini sono riconducibili alla fine del 1700, quando la nobiltà di Taranto organizzò una festa per celebrare l’arrivo in città del Re Ferdinando IV di Borbone. Di lì a poco la pizzica, in effetti, si diffuse con una più precisa connotazione, strettamente connessa a pratiche terapeutiche. Difatti, quella più propriamente denominata Pizzica Tarantata (o Taranta), serviva, secondo credenze locali, a curare le persone morse da tarantole e scorpioni. Strumenti musicali quali tamburello e violino, ideali a suonare musiche ritmiche e melodiche, servivano proprio a limitare l’effetto del veleno.

Tale usanza, nelle epoche successive, fu motivo di scherno e vergogna per la gente del posto che evitava di rendere note le antiche credenze tramandatesi nel tempo. Fu così che la pizzica, in tutte le sue forme, conobbe un periodo di lungo silenzio.

Negli ultimi tempi la pizzica ha potuto conoscere un nuovo periodo di diffusione che dal Salento ha invaso buona parte del Cilento, interessando quasi completamente l’intero territorio dell’Italia Meridionale. Meno diffusa è invece la pizzica tarantanta, sopravvissuta solo nel Salento grazie alla manifestazione de La Notte della Taranta (ricorrenza annuale nel mese di Agosto).

Nota per essere una danza semplice, libera, senza essere ostacolata da troppe regole, la pizzica è solitamente ballata in coppia, composta da persone anche dello stesso sesso. Sebbene sia molto più probabile assistere al ballo di coppia formato da due donne, non è raro trovare due uomini che danzano al ritmo della pizzica, uno dei quali solitamente si distingue per il suo intento di imitare movimenti femminili. La pizzica non è pertanto una danza di corteggiamento. Essa può essere praticata anche da persone unite da uno stretto vincolo di parentela.

Questo tipo di danza, così come lo conosciamo oggi, è stato più volte definito Neo-pizzica, per i suoi movimenti moderni strettamente connessi alla vita odierna. Tra gli strumenti adoperati nelle epoche passate sono da annoverare la zampogna, il violino, il mandolino e il tamburello (largamente usato ancora oggi). Di più moderna introduzione vi sono invece l’organetto e la fisarmonica oltre a chitarre e strumenti a fiato.

I ritmi melodici della pizzica, hanno più volte creato una piacevole atmosfera di festa a San Gregorio Matese la cui popolazione, ancora una volta, non ha esitato ad apprezzare e fare proprie tradizioni nate oltre i confini regionali. L’apertura a nuove forme di intrattenimento perfettamente si addice alla necessità di una più cospicua espansione culturale.



26 gennaio 2011

Diocesi Alife - Caiazzo

Il comune di San Gregorio Matese appartiene alla diocesi Alife – Caiazzo, nata nel 1978 per volere della Santa Sede che unificò le due preesistenti diocesi nominando Angelo Campagna come vescovo reggente. Attualmente la diocesi si compone di 24 paesi per un’area pari a 752,3 km² che si estende dalle colline di Caiazzo fino ai Monti del Matese.

La curia diocesana più vicina a San Gregorio Matese si trova a Piedimonte Matese in via Angelo Scorciarini Coppola, 230 (Tel.: 0823.543614). Allo stesso indirizzo è possibile trovare anche la Biblioteca Diocesana S. Tommaso D’Aquino (Tel.: 0823.543624 – info@bibliodac.it).

Vescovo Alife Caiazzo Valentino Di Cerbo
Il vescovo della diocesi Alife – Caiazzo è S.E. Mons. Valentino Di Cerbo, nato a Frasso Telesino (Bn) il 16 Settembre 1943. Dopo aver compiuto gli Studi Filosofici e Teologici presso la Pontificia Università Lateranense, il vescovo Di Cerbo si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli.

Tra le sue innumerevoli cariche, il vescovo Valentino Di Cerbo è stato:


  • Assistente presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore;
  • Dirigente del Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi del Vicariato di Roma e successivamente all’Ufficio Catechistico Regionale del Lazio;
  • Cappellano di Sua Santità;
  • Membro del Consiglio dell’Ufficio Catechistico Nazionale, del Comitato Nazionale per il riconoscimento degli Istituti di Scienze Religiose e del Forum europeo per l’insegnamento della religione cattolica;
  • Direttore Amministrativo dell’Istituto di Scienze Religiose Ecclesia Mater della Pontificia Università Lateranense e direttore dell’Istituto Superiore E. Caymari;
  • Rettore della Chiesa di Sant’ Eustachio a Roma;
  • Minutante presso la Segreteria di Stato e successivamente Capo Ufficio della Sezione Italiana;
  • Consigliere spirituale nelle équipes Notre Dame di Roma, è Rettore della Chiesa della Madonna di Campanile in Frasso Telesino (Bn);
  • Chierico Prelato della Camera Apostolica e successivamente Commendatore al merito della Repubblica Italiana;

Il 6 Marzo 2010 viene infine eletto vescovo della diocesi Alife – Caiazzo, prendendone possesso l’8 maggio 2010 con l’ingresso solenne nella Cattedrale di Alife e nell’Episcopio di Piedimonte Matese, residenza ufficiale dei vescovi di Alife sin dal 1561.

Per ulteriori informazioni
http://www.diocesi-alife-caiazzo.it/


16 gennaio 2011

Albergo Monte Miletto*** a San Gregorio Matese

Albergo Monte Miletto a San Gregorio Matese

A San Gregorio Matese c’è una sola struttura ricettiva, è l’Albergo Monte Miletto, situato in via Geppino Bojano 49 (ex via Nazionale) SP331-II. Si tratta di un’imponente hotel a 3 stelle che si è perfettamente conservato nel tempo grazie al lavoro dei suoi proprietari, un’anziana coppia di signori del posto che con modestia hanno tenuto vivo questo albergo fino ai giorni nostri.

Guardando dall’esterno l’albergo Monte Miletto non si può non immaginare l’importanza di questa struttura ricettiva negli anni passati. Circondato da un vasto giardino, l’albergo Monte Miletto era infatti il luogo preferito per banchetti nuziali ed eventi importanti di un tempo.

Oggi l’Albergo Monte Miletto viene scelto per lo più da anziani ospiti, soprattutto nella calda stagione per riposarsi e immergersi nella quiete e nelle fresche giornate estive a San Gregorio Matese.

Contatti: 0823.919009