San Gregorio Matese: novembre 2010

28 novembre 2010

Inizia il Periodo dell’Avvento a San Gregorio Matese: Aspettando il Natale

Avvento
Foto esempio

Inizia il periodo dell’Avvento e la popolazione di San Gregorio Matese si prepara a vivere il Natale. Ma non è raro sentir parlare della magica atmosfera che avvolgeva San Gregorio Matese nei periodi natalizi di tanto tempo fa. I racconti e i volti che s’illuminano parlando del passato lasciano immaginare qualcosa di veramente speciale.

Ma il Natale arriva anche quest’anno a San Gregorio Matese e i cittadini fanno del loro meglio per affrontarlo nella maniera più serena possibile.

Dolci, piatti natalizi, aromi e fragranze prelibate inebriano i vicoletti del centro storico. Donne operose preparano con amore e abilità ricette natalizie derivanti direttamente dall’antica tradizione culinaria. Il camino sempre acceso rende calda e accogliete l’atmosfera in casa; i fumi dei focolai si mischiano alle umide nebbie invernali che colmano le strade del paese.

Qualche luce di Natale inizia a spuntare timidamente, le abitazioni vengono gradualmente allestite a festa. Luci colorate a intermittenza percorrono balconi e cancelli così come porte e finestre. Le strade acquisiscono pian piano quell’atmosfera speciale accompagnata da dolci melodie di cori che si odono in lontananza fare le prove di Natale.

È l’8 Dicembre, si prepara il Presepe e l’Albero di Natale. Il muschio fresco raccolto in montagna, laghetti artificiali costruiti con la carta argentata, pecore e pastorelli che fanno la loro comparsa nel presepe. L’Albero di Natale è solitamente un pino ma sempre più spesso viene scelta la cosiddetta “frasca”, un albero di piccola statura completamente spoglio a causa dei rigidi periodi invernali, e ricoperto qua e là di palline colorate o addobbi fatti in casa. I cittadini di San Gregorio Matese sono infatti molto creativi e solo raramente acquistano addobbi natalizi “belli e fatti”. Il più delle volte si ricorre a sacchetti fatti a uncinetto, fiori e farfalle di carta velina, palline di lana, “mamuccegli” (bamboline) di stoffa e perline colorate.

Ma il mese di Dicembre è anche il periodo in cui si ammazza il maiale, da cui si ricava la provvista di carni per l’intero periodo invernale. “Amma sfascià ru porco”, com’è solito dire nel dialetto locale, per conservare fette di carne, salsiccia e costolette che accompagneranno i pranzi dei sarrocchi fino a primavera inoltrata, quando sui monti del Matese inizierà lo sciogliersi delle nevi.

Il Natale è ormai vicino e ci si organizza per i vari “magnamenti” che più di tutti esprimono l’amore dei cittadini del Matese per la cucina e le antiche tradizioni. La cena per la Vigilia di Natale, il pranzo di Natale, il cenone del 31 Dicembre e l’Epifania le tappe fondamentali del periodo natalizio a San Gregorio Matese. Paste al forno, carni succulenti, patate, sughi di pomodoro lasciati bollire all’infinito per poter acquisire quel sapore autentico della cucina tradizionale. E infine la protagonista: la Croccantina. Il dolce tipico di Natale a San Gregorio Matese. Un insieme di chicchi ricoperti di miele e guarniti con confettini, mandorle, pinoli, noci e… chi più ne ha più ne metta, per presentarsi in una forma circolare e con un buco in mezzo. Preparata per essere mangiata in famiglia, per essere offerta agli ospiti delle feste ma anche per essere regalata, la croccantina è certamente il dolce di Natale che in questa località del Matese non manca mai.

Sebbene il Natale a San Gregorio Matese sembri non essere più lo stesso di tanti anni fa, non si può dire che questo importante periodo dell’anno passi inosservato. Le quattro domeniche dell’Avvento ne sono testimonianza diretta. Quel lume acceso in chiesa, quelle preghiere sempre più emozionanti e quei canti ora soavi ora allegri e festanti aprono le porte a un nuovo Natale, ricco di speranze, pace e amore.

21 novembre 2010

Come Arrivare a San Gregorio Matese (CE)



IN AUTO
Per chi proviene da Nord:
  • prendere l’A1 in direzione Napoli e uscire al casello autostradale di Caianello;
  • proseguire sulla Strada Statale Telesina (SS 372) in direzione di Benevento/Teano;
  • prendere l’uscita Dragoni e proseguire per Alife e Piedimonte Matese;
  • seguire le indicazioni per San Gregorio Matese distante circa 19 km da Piedimonte Matese.

Per chi proviene da Sud:
  • prendere l’A3 in direzione Salerno/Napoli;
  • prendere l’uscita verso Avellino/Caserta/Roma/Napoli/Bari;
  • prendere l’uscita per A1 verso Roma/Caserta Nord;
  • prendere l’uscita Caianello;
  • proseguire sulla Strata Statale Telesina (SS 372) in direzione di Benevento/Teano;
  • prendere l’uscita Dragoni e proseguire per Alife e Piedimonte Matese;
  • seguire le indicazioni per San Gregorio Matese distante circa 19 km da Piedimonte Matese.

IN TRENO
Per chi proviene da Nord e Sud:
  • Prendere la linea ferroviaria in direzione Napoli;
  • Prendere la linea ferroviaria “Metro Campania Nord Est” che da Napoli collega direttamente con Piedimonte Matese;
  • Da Piedimonte Matese prendere l’autobus “Autolinee Eredi di Roberto Ferrazza” (per info sugli orari contattare il numero di telefono 0823 911241 il cui ufficio è situato in via Antonio Gaetani 8, 81016 Piedimonte Matese).

IN AEREO
Per chi proviene da Nord e Sud:
San Gregorio Matese (CE) dista circa 100 km dall’Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino .
  • Recarsi alla Stazione Ferroviaria di Napoli tramite l’autobus ANM – 3S che conduce direttamente a Napoli Piazza Garibaldi (dove si trova la stazione ferroviaria).
  • Prendere la linea ferroviaria “Metro Campania Nord Est” che da Napoli collega direttamente con Piedimonte Matese;
  • Da Piedimonte Matese prendere l’autobus “Autolinee Eredi di Roberto Ferrazza” (per info sugli orari contattare il numero di telefono 0823 911241 il cui ufficio è situato in via Antonio Gaetani 8, 81016 Piedimonte Matese).


    Zì Giuvanninu "Ru Rimita" - Giovanni Fragola, l'Eremita del Matese

    Giovanni Fragola, meglio conosciuto come Zì Giuvanninu, nasce a San Gregorio Matese sul finire dell’800. Di famiglia molto povera, Giovanni abbandona gli studi in giovane età per dedicarsi alla pastorizia e all’agricoltura. Ben presto però Giovanni è costretto a partire per la guerra, lasciando a malincuore la sua famiglia e una giovane ragazza di cui si è profondamente innamorato: Filomena Bojano, promettendole che al suo ritorno l’avrebbe sposata.

    Passano lunghi anni e Giovanni non fa ancora ritorno in paese. Ecco perché Filomena, in preda allo scoraggiamento, decide di sposare un altro uomo.

    Ma ecco che giunge il giorno della fine della guerra e Giovanni fa ritorno a casa dove, inaspettatamente, apprende la notizia del matrimonio di Filomena. Il dispiacere è tale che Giovanni decide di ritirarsi in solitudine sui Monti del Matese, precisamente in località Ferracciano, dove si trova ancora la modesta dimora lasciatagli in eredità dai suoi genitori.

    Il suo unico nutrimento sono i frutti selvatici trovati nei boschi e uno dei suoi passatempi preferiti è la coltivazione del tabacco, per questo motivo è perseguitato dalle forze dell’ordine. Ma nulla può fargli dimenticare la delusione avuta da Filomena, di cui, nonostante il passare degli anni, non riesce ancora a capacitarsi.

    Con l’arrivo dell’inverno Giovanni è costretto a trascorrere intere giornate con poco nutrimento e sopportando temperature gelide. Intense nevicate costringono Giovanni a vivere buona parte dell’inverno chiuso nella modesta casa di Ferracciano.

    È molto tempo che Giovanni non ritorna in paese, di tanto in tanto egli si recava infatti tra i comuni mortali per ritirare la misera pensione che gli era stata attribuita in seguito al suo impegno durante la guerra. Ecco perché i familiari decidono di andargli a far visita in un giorno in cui le intense nevicate sembrano aver dato un attimo di tregua. Giunti a Ferracciano però essi assistono a ciò che da lunghi giorni avevano già sospettato. Il corpo senza vita di Giovanni si trova disteso nel letto ricoperto da una massiccia coltre di neve.

    Il ritorno a casa di Giovanni avviene questa volta nella maniera più triste. Disteso su di una scala il corpo senza vita di Giovanni fa ingresso in paese per la sepoltura dando fine alle sofferenze e alle delusioni che il pover’uomo aveva ricevuto in vita.

    Le persone anziane di San Gregorio Matese ricordano Zì Giuvanninu come "Ru Rimita" (l'eremita) e ancora oggi si è soliti nominare Giovanni Fragola quando si parla di qualcuno che ama la solitudine o parla poco.


    06 novembre 2010

    La Beata Maddalena - Antiche Leggende a San Gregorio Matese

    La leggenda della Beata Maddalena risale alla fine del 1700, epoca in cui sui Monti del Matese viveva una giovane e semplice ragazza di nome Maddalena.

    Di famiglia molto povera, Maddalena era dedita all’allevamento di un’unica mucca che rappresentava per la sua famiglia fonte di sostentamento.

    Rimasta improvvisamente orfana, Maddalena fu cacciata via dalla sua casa, da un vecchio proprietario e fu costretta pertanto a vagabondare per la montagna. Un sacerdote del posto, vedendo le sue misere condizioni, ne ebbe pietà e la affidò al Convento delle Carmelitane situato a Piedimonte Matese. Maddalena dedicò anima e corpo alla professione della fede, tanto che, a causa dei lunghi digiuni, della forte obbedienza e dei tristi periodi trascorsi in solitudine, il suo viso ben presto ingiallì e Maddalena divenne magra e fragile. Numerose furono le notti in cui Maddalena temeva di morire e le suore del convento, spaventate, pregarono una vecchia zia di riportare la giovane ragazza in paese per farle trascorrere un po’ di tempo all’aria aperta di montagna.

    Il ritorno a casa favorì un precoce miglioramento. Maddalena ricominciò a cantare come faceva un tempo, a dedicarsi alla chiesa e soprattutto all’aiuto del prossimo.

    Maddalena era di carattere molto altruista. La leggenda vuole che un toro inferocito stava per spingere una madre e tre bambini giù da un precipizio. Grazie all’intervento di Maddalena che quietò il toro, la piccola famiglia era riuscita a salvarsi.

    Ben presto però le condizioni di salute di Maddalena peggiorarono nuovamente. Febbre alta e una tosse molto forte la costrinsero a letto per lungo tempo. Fu proprio al termine della processione del Corpus Domini che in paese si diffuse la notizia della morte di Maddalena.

    La sera stessa si tennero i funerali, il corpo senza vita di Maddalena fu portato in chiesa e il parroco officiò la funzione religiosa. Proprio al termine della Santa Messa si narra che Maddalena aprì nuovamente gli occhi, salutò ripetutamente la folla per poi addormentarsi definitivamente.

    È da quel tempo che il popolo di San Gregorio ama ricordare Maddalena come Beata, soprattutto in onore delle numerose opere buone compiute da Maddalena nella sua breve vita volta costantemente all’aiuto degli altri.

    Fonte: "Leggende del Matese" di Geppino Bojano